Nzuddi: il biscotto nato in convento

Un nome che è un diminutivo affettuoso, una consistenza che non somiglia a nessun’altra, e una storia che attraversa due città e un terremoto.

Il nome di un santo

Pochi biscotti hanno un nome così tenero. Nzuddu non è altro che l’abbreviazione di Vincinzuddu, il vezzeggiativo siciliano del nome Vincenzo. E non è un caso: gli nzuddi nascono dalle mani delle suore Vincenziane, in un convento di Catania.

È una storia che si ripete in tutta la pasticceria siciliana, fatta in gran parte tra le mura dei monasteri. I dolci delle religiose, consumati nei periodi di festa ma soprattutto venduti all’esterno, formavano la spina dorsale economica delle comunità — e custodivano un sapere che altrimenti sarebbe andato perduto.

Da Catania a Messina

A Catania gli nzuddi sono tondi, con una mandorla intera posata al centro, e si preparano tradizionalmente per la Commemorazione dei defunti, il 2 novembre, accanto alle rame di Napoli. Poi il biscotto migra verso lo Stretto e, a Messina, cambia tutto: prende forma quadrata o rettangolare e si lega a un’altra ricorrenza, la festa della Madonna della Lettera, patrona della città, il 3 giugno.

La tradizione racconta che questo passaggio nacque da un gesto di carità. Dopo il terremoto del 1908, che distrusse Messina e con essa il monastero di San Vincenzo, le suore offrirono i loro biscotti agli sfollati. Per la festa patronale, ancora oggi, gli nzuddi messinesi “si vestono di bianco”: piccoli cannellini di zucchero disegnano sulla superficie delle minuscole lettere, in ricordo della Lettera che la Madonna avrebbe inviato alla città.

Croccanti fuori, morbidi dentro

Gli ingredienti sono semplici e di casa: farina, mandorle, zucchero, albume d’uovo, scorza d’arancia e cannella; in alcune versioni anche miele e chiodi di garofano. Ma è la consistenza a renderli inconfondibili — superficie croccante, cuore lievemente “gommoso” — un contrasto che nasceva tradizionalmente dall’uso dell’ammoniaca per dolci come agente lievitante.

Si gustano a fine pasto o con il caffè, e danno il meglio accanto a un vino passito o liquoroso siciliano, dal Marsala alla Malvasia. Un biscotto da meditazione, più che da fretta.

I nostri Nsuddi Nebrodensis

Noi gli nzuddi li facciamo a modo nostro, con le mandorle e i profumi della nostra terra: i Nsuddi Nebrodensis. È lo stesso biscotto delle monache, riportato sui Nebrodi — la stessa pasta semplice, la stessa consistenza, lo stesso tempo lento di sempre.

Perché certe ricette non si inventano: si custodiscono, e si tramandano. Un morso alla volta.

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